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	<title>Délský potápěč &#187; Italiano</title>
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	<description>Blog věnovaný metapolitice, kultuře, filosofii, historii a geopolitice</description>
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		<title>Legionarismo ascetico. Colloquio col capo delle “Guardie di Ferro”</title>
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		<pubDate>Tue, 15 Feb 2011 21:36:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redakce</dc:creator>
				<category><![CDATA[Historie]]></category>
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			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong><a href="http://deliandiver.org/wp-content/uploads/2011/02/corneliu-codreanu.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-4699" style="margin: 5px;" title="Corneliu Zelea Codreanu" src="http://deliandiver.org/wp-content/uploads/2011/02/corneliu-codreanu-271x300.jpg" alt="" width="271" height="300" /></a>Autore: <a href="http://deliandiver.org/tag/julius-evola">Julius Evola</a></strong></p>
<p style="text-align: justify;">Rapidamente la nostra auto lascia dietro di se quella curiosa cosa che è la Bucarest del centro: un insieme di piccoli grattacieli e di edifici modernissimi, prevalentemente di tipo “funzionale”, con mostre e magazzini fra la parigina e l’americana, l’unico elemento esotico essendo i frequenti cappelli di astrakan degli agenti e dei borghesi. Raggiungiamo la stazione del Nord, imbocchiamo una polverosa strada provinciale costeggiata da piccoli edifici del tipo della vecchia Vienna, che con rigorosa rettilineità raggiunge la campagna. Dopo una buona mezz’ora, l’automobile svolta improvvisamente a sinistra, prende una via campestre, si arresta di fronte ad un edificio quasi isolato fra i campi: è la cosiddetta “Casa Verde”, residenza del Capo delle “Guardie di Ferro” romene.</p>
<p style="text-align: justify;">“L’abbiamo costruita con le nostre stesse mani” ci dicono con un certo orgoglio i legionari che ci accompagnano. Intellettuali e artigiani si sono associati per costruire la residenza del loro capo, quasi nel significato di un simbolo e di un rito. Lo stile della costruzione è romeno: ai due lati, essa si prolunga con una specie di portico, tanto da dar quasi l’impressione di un chiostro. Entriamo, raggiungiamo il primo piano. Ci viene incontro un giovane alto e slanciato, in vestito sportivo, con un volto aperto, il quale dà immediatamente una impressione di nobiltà, di forza e di lealtà. E’ appunto Cornelio Codreanu, capo della Guardia di Ferro. Il tipo è caratteristicamente ariano-romano: sembra una riapparizione dell’antico mondo ario-italico. Mentre i suoi occhi grigio-azzurri esprimono la durezza e la fredda volontà propria ai Capi, nell’insieme dell’espressione vi è simultaneamente una singolare nota di idealità, di interiorità, di forza, di umana comprensione. Anche il suo modo di conversare è caratteristico: prima di rispondere, egli sembra assorbirsi, allontanarsi, poi, ad un tratto, comincia a parlare, esprimendosi con precisione quasi geometrica, in frasi bene articolate ed organiche.</p>
<p style="text-align: justify;"><span id="more-4696"></span><br />
 “Dopo tutta una falange di giornalisti, di ogni nazione e colore, che altro non sapevano rivolgermi se non domande della politica più legata al momento, è la prima volta, e con soddisfazione” dice Codreanu “che viene da me qualcuno che si interessa, prima di tutto, all’anima, al nucleo spirituale del mio movimento. Per quei giornalisti avevo trovato una formula per soddisfarli e per dire poco più che nulla, cioè: nazionalismo costruttivo.</p>
<p style="text-align: justify;">“L’uomo si compone di un organismo, cioè di una forma organizzata, poi di forze vitali, poi di un’anima. Lo stesso può dirsi per un popolo. E la costruzione nazionale di uno Stato, benché riprenda naturalmente tutti e tre gli elementi, pure, per ragioni di varia qualificazione e varia eredità, può soprattutto prendere le mosse da uno particolare di essi.</p>
<p style="text-align: justify;">“Secondo me, nel movimento fascista predomina l’elemento Stato, che equivale a quello della forma organizzata. Qui parla la potenza formatrice dell’antica Roma, maestra del diritto e dell’organizzazione politica, della quale d’Italiano è il più puro erede. Nel nazionalsocialismo viene invece in risalto quanto si connette alle forze vitali; la razza, l’istinto di razza, l’elemento etnico-nazionale. Nel movimento legionario romeno l’accento cade soprattutto su quel che, in un organismo, corrisponde all’elemento anima: sull’aspetto spirituale e religioso.</p>
<p style="text-align: justify;">“Da ciò sorge la caratteristica dei vari movimenti nazionali, per quanto essi, alla fine, comprendano tutti e tre questi elementi, e non ne trascurino nessuno. Il carattere specifico del nostro movimento ci viene da una remota eredità. Già Erodoto chiamava i nostri progenitori: “I Daci immortali”. I nostri antenati getotraci avevano per fede, già prima del cristianesimo, l’immortalità e l’indistruttibilità dell’anima, ciò che prova il loro orientamento verso la spiritualità. La colonizzazione romana ha aggiunto a questo elemento lo spirito romano di organizzazione e di forma. Tutti i secoli successivi hanno fatto miserabile e disgregato il nostro popolo: ma come anche in un cavallo malato e frustro si può riconoscere la nobiltà della sua razza, così anche in ciò che ieri e oggi è il popolo romeno si possono riconoscere gli elementi latenti di questa doppia eredità.</p>
<p style="text-align: justify;">“Ed è questa eredità che il movimento legionario vuole destare” continua Codreanu. “Esso parte dallo spirito: vuole creare un uomo spiritualmente nuovo. Realizzato come “movimento” questo compito, ci attende il risveglio della seconda eredità, cioè della forza romana politicamente formatrice. Così lo spirito e la religione sono per noi il punto di partenza, il “nazionalismo costruttivo” è il punto di arrivo e quasi una conseguenza. A congiungere l’un punto con l’altro sta l’etica ascetica e simultaneamente eroica della “Guardia di Ferro”&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">Chiediamo a Codreanu in che rapporto stia la spiritualità del suo movimento con la religione cristiano-ortodossa. La risposta è: “In genere, noi tendiamo a vivificare nella forma di una coscienza nazionale e di una esperienza vissuta ciò che, in questa religione, molto spesso si è mummificato ed è diventato il tradizionalismo di un clero sonnolento. Noi poi ci troviamo in una condizione felice per il fatto che alla nostra religione, articolata nazionalmente, è estraneo il dualismo tra fede e politica ed essa può fornirci elementi etici e spirituali senza imporsi come una entità comunque politica. Dalla nostra religione il movimento delle Guardie di Ferro riprende poi un’idea fondamentale: quella della ecumenicità. Questo è il superamento positivo di ogni internazionalismo e di ogni universalismo astratto e razionalistico. L’idea ecumenica è quella di una societas come unità di vita, come organismo vivo, come un vivere insieme non solo col nostro popolo, ma anche con i nostri morti e con Dio. L’attuazione di una simile idea in forma di esperienza effettiva è il centro del nostro movimento; politica, partito, cultura, ecc. per noi non sono che conseguenze e derivazioni. Noi dobbiamo rivivificare questa realtà centrale, e rinnovare per tal via l’uomo romeno, per poi procedere e costruire anche la nazione e lo Stato. Un punto particolare è che, per noi, la presenza dei morti nella nazione ecumenica non è astratta, ma reale: dei nostri morti e soprattutto dei nostri eroi. Noi non possiamo separarci da essi; essi, come forze divenute libere dalla condizione umana, compenetrano e sostengono la nostra vita più alta. I legionari si radunano periodicamente in piccoli gruppi, chiamati “nidi” [cuib, n.d.c.]. Queste adunanze seguono riti speciali. Quello con cui si apre ogni riunione è l’appello a tutti i nostri compagni caduti, al quale i convenuti rispondono con “Presente”. Ma ciò per noi non è una pura cerimonia e una allegoria, bensì una evocazione reale.</p>
<p style="text-align: justify;">“Noi distinguiamo l’individuo, la nazione e la spiritualità trascendente” continua Codreanu “e nella dedizione eroica consideriamo ciò che porta dall’uno all’altro di tali elementi, fino ad una superiore unità. Noi neghiamo in ogni sua forma il principio dell’utilità bruta e materialistica: non solo sul piano del singolo, ma anche su quello della nazione. Di là dalla nazione noi riconosciamo dei principi eterni ed immutabili, in nome dei quali si deve esser pronti a combattere, a morire e a tutto subordinare almeno con la stessa decisione in nome del nostro diritto di vivere e di difendere la nostra vita. La verità e l’onore sono, per esempio, dei principi metafisici, che noi poniamo più in alto della nostra stessa nazione”.</p>
<p style="text-align: justify;">Noi abbiamo saputo che il carattere ascetico del movimento delle Guardie di Ferro non è generico, ma anche concreto e, per dir così, praticante. Ad esempio, vige la regola del digiuno: tre giorni alla settimana circa 800.000 uomini praticano il cosiddetto “digiuno nero”, cioè l’astinenza da ogni specie di cibo, da bevande, da tabacco. Del pari, la preghiera ha nel movimento una parte importante. In più, per il corpo scelto di assalto che porta il nome dei due capi legionari caduti in Spagna, Mosa e Marin, vige la regola del celibato. Chiediamo al Codreanu che ci indichi il senso preciso di tutto ciò. Egli sembra concentrarsi un momento, poi risponde: “Vi sono due aspetti, per chiarire i quali bisogna tener presente il dualismo dell’essere umano, composto di un elemento materiale naturalistico e di un elemento spirituale. Quando il primo domina il secondo, è l’”inferno”. Ogni equilibrio fra i due è cosa precaria e contingente. Solo il dominio assoluto dello spirito sul corpo è la condizione normale e il presupposto di ogni vera forza, di ogni vero eroismo. Il digiuno viene da noi praticato perché propizia una tale condizione, allenta i vincoli corporei, propizia l’autoliberarsi e l’autoaffermarsi della pura volontà. E quando a ciò si aggiunge la preghiera, noi chiediamo che forze dall’alto si uniscano alle nostre e ci sostengano invisibilmente. Il che conduce al secondo aspetto: è una superstizione pensare che in ogni combattimento solo le forze materiali e semplicemente umane siano decisive; in esso entrano invece in giuoco anche delle forze invisibili, spirituali, almeno altrettanto efficaci quanto le prime. Noi siamo coscienti della positività e dell’importanza di tali forze. Per questo diamo al movimento legionario un preciso carattere ascetico. Anche negli antichi ordini cavallereschi vigeva il principio della castità. Rilevo tuttavia che esso da noi è ristretto al Corpo di Assalto, anche sulla base di una giustificazione pratica, cioè che chi deve votarsi interamente alla lotta e non deve temere la morte è bene non abbia gli impedimenti della famiglia. Del resto, in quel corpo si resta solo fino ai 30 anni compiuti. Ma, in ogni caso, resta sempre una apposizione di principio: vi sono da un lato coloro che conoscono solo la “vita” e che quindi non cercano che la prosperità, la ricchezza, il benessere, l’opulenza; dall’altro lato vi sono coloro che aspirano a qualcosa più che la vita, alla gloria e alla vittoria in una lotta interiore quanto esteriore. Le Guardie di Ferro appartengono a questa seconda schiera. E il loro ascetismo guerriero si completa con una ultima norma: col voto di povertà a cui è tenuta l’élite dei capi del movimento, con i precetti di rinuncia al lusso, ai vuoti divertimenti, agli svaghi cosiddetti mondani, insomma con l’invito ad un vero cambiamento di vita che noi facciamo ad ogni legionario”.</p>
<p style="text-align: justify;">* * *</p>
<p style="text-align: justify;">Tratto da <em>Il Regime Fascista</em> del 22 marzo 1938.</p>
<p style="text-align: justify;">Risorsa Centro Studi La Runa: <a title="Legionarismo ascetico. Colloquio col capo delle “Guardie di Ferro" href="http://www.centrostudilaruna.it/evolalegionarismoascetico.html" target="_blank">Legionarismo ascetico. Colloquio col capo delle “Guardie di Ferro”</a>, 1 gennaio 2000.</p>
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		<title>L&#8217;intervista con Gabriele Adinolfi</title>
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		<pubDate>Sat, 19 Dec 2009 13:36:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Waldgaenger</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Anni 70 1. “Strategia della tensione” degli anni 70 in Italia secondo i comunisti era il risultato di manipolazioni della CIA con i neofascisti. Secondo Lei, qual è il ruolo di KGB? Poco importante. CIA e KGB hanno più osservato che altro una lotta tra potenze mediterranee loro alleate (e loro subalterne) che si svolgeva [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><em><img class="alignleft size-medium wp-image-2363" style="margin: 5px;" title="Gabriele Adinolfi" src="http://deliandiver.org/wp-content/uploads/2009/06/adinolfi-300x224.jpg" alt="Gabriele Adinolfi" width="300" height="224" />Anni 70</em></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>1. “Strategia della tensione” degli anni 70 in Italia secondo i comunisti era il risultato di manipolazioni della CIA con i neofascisti. Secondo Lei, qual è il ruolo di KGB?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Poco importante. CIA e KGB hanno più osservato che altro una lotta tra potenze mediterranee loro alleate (e loro subalterne) che si svolgeva in Italia; attrici la Francia, la Libia ma soprattutto l&#8217;Inghilterra &#8211; che ha sempre allontanato l&#8217;Italia dal mare &#8211; e Israele.</p>
<p style="text-align: justify;">Le vittime illustri della strategia della tensione (Mattei e Moro) erano degli statisti filoarabi e anti-inglesi. La strategia della tensione non fu assolutamente fatta per allontanare i comunisti dal governo, anzi ad ogni strage i comunisti progredirono e furono attratti nella stanza dei bottoni. Che la posta fosse la politica italiana nel Mediterraneo lo hanno sostenuto i più importanti attori politici dell&#8217;epoca, lo stesso Aldo Moro lo spiegò alle Brigate Rosse durante la sua prigionia.</p>
<p style="text-align: justify;"><span id="more-3641"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Esistono molti studi compiuti da esperti che sono di sinistra, anche comunisti e brigatisti,  (Fasanelli, Pellegrino, Tassinari, Franceschini) che hanno fatto luce sulle manipolazioni straniere e principalmente israeliane nella strategia della tensione.</p>
<p style="text-align: justify;">Infiltrazioni israeliane o americane sono documentate nelle Brigate Rosse ma anche nella sinistra estrema. Addirittura il gruppo leader, Lotta Continua, che stampava un quotidiano, aveva tra i suoi soci fondatori il futuro braccio destro di Ronald Reagan per la politica americana in Europa, Robert Hugh Cunningham Jr.</p>
<p style="text-align: justify;">La tesi della strategia della tensione come azione della Cia in complicità con i neofascisti è un&#8217;invenzione grossolana del partito comunista che, per il suo forte potere mediatico, ha tenuto per anni; ma fa acqua da tutte le parti e riceve smentite ogni giorno che passa. In particolare da chi militò a sinistra e si è poi sentito tradito e manovrato.</p>
<p style="text-align: justify;">In un capitolo del mio “Quel domani che ci appartenne” ricostruisco e documento molte delle infiltrazioni americane, inglesi e israeliane nell&#8217;estrema sinistra e nelle operazioni terroristiche e stragistiche.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>2. Esisteva il gruppo L´Internaltionale noire (Aginter press, Guérin –Sérac) oppure si trattava di una buscherata dei giornalisti?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Si parla di un&#8217;epoca in cui ero bambino e di cui so poco. Ritengo che da parte comunista si sia volutamente travisato ed enfatizzato l&#8217;arruolamento di mercenari in Africa costruendovi attorno un romanzo delirante. I dettami del leninismo sull&#8217;utilizzo della calunnia e della propaganda spiegano questa bufala.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>3. Che cosa definiva la Terza posizione, per esempio verso l’Ordine Nuovo o Nuova Destra, Tarchi? Inoltre Evola, Lei si è stato ispirato di più a Thiriart?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">La Terza Posizione si fondava su di un&#8217;equidistanza tra Fronte Rosso e Reazione, tra Usa e Urss, nella logica del peronismo e dell&#8217;Europa Nazione ma anche dell&#8217;autonomia sociale, dell&#8217;azione diretta, delle occupazioni di scuole e fabbriche nella logica di laboratori rivoluzionari.</p>
<p style="text-align: justify;">Tarchi all&#8217;epoca stava nel Msi. La Nuova Destra italiana non ha mai prodotto nulla d&#8217;interessante, niente a che vedere con il GRECE che ha avuto una funzione importante e ha espresso altissima qualità.</p>
<p style="text-align: justify;">Ordine Nuovo, a parte qualche figura eccezionale come Clemente Graziani, era semplicemente reazionario.</p>
<p style="text-align: justify;">Evola è fondamentale per l&#8217;aspetto esistenziale, per quello che definirei esistenzialsmo metafisico guerriero. Thiriart è puramente politico. Diciamo che ci siamo improntati a tutti e due.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Anni 80 e 90</em></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>4. Lei ha vissuto 20 anni in esilio politico in Francia. E &#8216;vero che la Troisieme Voie doveva associarsi con la Nuova Destra francese (Nouvelle Droite) a metà degli anni&#8217;80? Lei personalmente ha cooperato con Jean-Gilles Malliarakis?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Non ho mai saputo che la Troisième Voie si dovesse associare al GRECE  ma forse lo ignoro. Sì a tratti ho collaborato con Mallarakis. Ma parliamo di ventidue, venticinque, ventotto anni fa.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>5. È vero che la Sua venuta alla redazione della rivista Orion, nel 2000, ha provocato la partenza di Claudio Mutti e la trasformazione dell&#8217;orientamento dall’eurasiatico a Movimento identitare (Mouvance identitaire, Les Identitaires)?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Nulla di più falso. Io ho preso la direzione di Orion quando la sua direttrice, Alessandra Colla, stava allattando il figlio neonato e lei e Maurizio Murelli mi chiesero di occuparmene pro tempore, tant&#8217;è che più tardi tornò lei a gestirlo. All&#8217;epoca Orion non aveva più una redazione e dovetti produrla io partendo da zero e seguendo l&#8217;orientamento che mi era stato richiesto. L&#8217;équipe nazionalbolscevica non c&#8217;era più da tempo. Quella dinamica si era esaurita da sola e molto prima che intervenissi io.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>6. Come classifica l&#8217;inclinazione di Claudio Mutti (e Carlo Terracciano) per l&#8217;Islam?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Distinguiamo. Carlo Terracciano che è stata una delle persone migliori e più coerenti che abbia mai conosciuto, sognava una “Rivolta contro il mondialismo moderno” come intitolò un suo documento politico, e credeva in un fronte intransigente anticapitalista e anti-atlantista in cui ravvedeva un importante ruolo per l&#8217;Islam. Io ho un&#8217;altra interpretazione del presente e del futuro, ma la sua era comunque fondata su di una logica d&#8217;intransigenza rivoluzionaria.</p>
<p style="text-align: justify;">Claudio Mutti invece si è convertito all&#8217;Islam, il che è ben diverso anche perché significa che un&#8217;eventuale lotta anti-imperialista nella sua logica è importante per la causa islamica mentre per Carlo Terracciano era esattamente l&#8217;inverso.</p>
<p style="text-align: justify;">La conversione di Mutti io non la capisco ma non la giudico.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Oggi</em></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>7. Che senso ha oggi riferirsi al Mussolini? Così si conclude la recensione di Suo libro Nos belles années de plomb di Alain de Benoist. Che cosa gli risponderebbe?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Che de Benoist è un po&#8217; troppo francese. Troppo cartesiano e molto poco italiano. In Italia Mussolini è ancora oggi considerato dalla gran parte degli italiani, di diverse posizioni politiche, come il padre della Nazione e come il punto di riferimento più sicuro. Il mondo neofascista ha avuto il torto di non accorgersene per decenni, ma proprio quando si è riscoperto Mussolini si sono aperte quelle strade che hanno portato il Msi fino al governo. Mussolini oggi in Italia è quello che era Napoleone in Francia un secolo fa. Non solo una guida ma un valore sicuro e un elemento di riconoscimento tra le persone.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>8. Dice che “Bisogna uccidere il borghese che sta in noi” („Il faut tuer le Bourgeois qui est en toi“). Che cosa significa esattamente? Molte persone confondono borghesia con umanità&#8230;</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Significa che la si deve smettere di pensare come un consumatore che ha dei diritti o come un individuo che è il centro del mondo; che non si deve ragionare per vantaggi e comodità. Bisogna recuperare il senso comunitario e popolare, la disciplina, la gerarchia e la socialità.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>9. Di che cosa è il Suo nuovo libro Pensées Corsaires? Qual è la sua intenzione e soprattutto per chi l’ha scritto?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Parla un po&#8217; di tutto: uomini storici, scrittori, concetti, epoche, ideologie, evanti storici, potenze geopolitiche. L&#8217;idea è quella di riproporre, sotto forma di flash ordinati alfabeticamente, i frammenti di un&#8217;Idea del Mondo che non è stata coltivata a dovere e che ha finito con il confondersi con concezioni non sue che scuole di pensiero controrivoluzionarie o democratiche gli hanno sovrapposto. E&#8217; un&#8217;operazione che potremmo definire di restauro futurista. Si rivolge un po&#8217; a tutti.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>10. È grande la differenza tra i Cuori neri di oggi e quelli degli anni 70?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Oggi non siamo accerchiati e gli antifascisti non provano ad ammazzarci ogni giorno. Anzi, per la prima volta dal dopoguerra, da dopo la caduta del Muro di Berlino non c&#8217;è stata la solita repressione generazionale e così molti di noi, oggi trentenni e quarantenni, anzichè carcerati sono divenuti politici, professori universitari, professionisti, pubblicitari ecc.</p>
<p style="text-align: justify;">Oggi si può finalmente fare qualcosa di costruttivo e duraturo.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>11. Oggi sta accanto a Pierre Vial, nel catalogo ha i lavori di Guillaume Faye, probabilmente ha letto anche i suoi libri nuovi (dopo 2000). Crede che era un &#8220;agente sionista&#8221;, o qual era / è il suo problema? (Movimento identitare è sempre in gran parte il suo lavoro)</strong></p>
<p style="text-align: justify;">E&#8217; ridicolo pensare che Guillaume Faye fosse un “agente sionista”, è un intellettuale di spettacolo che ama stupire.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>12. Secondo Lei, che cosa è più importante oggi: La lotta per il salvataggio di identità europea (contro il terzo mondo) oppure la lotta contro il liberalismo (con il terzo mondo)?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Non esiste alcun salvataggio possibile dell&#8217;identità europea nel liberismo. Non esiste poi IL terzo mondo, ce ne sono parecchi.</p>
<p style="text-align: justify;">Si devono costituire diverse zone geopolitiche e geoeconomiche e stabilire delle cooperazioni internazionali in controtendenza sulle ondate migratorie. E&#8217; quello che il partito atlantico (Usa, Inghilterra e Israele) cerca di impedire e non è un caso che i regimi arabi che vengono destabilizzati siano sempre quelli sociali e nazionali e che si cerchi di rimpiazzarli con la novità dei fondamentalismi islamici che proprio gli americani e gli israeliani, malgrado le affermazioni propagandistiche, incoraggiano e sostengono.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma per fare tutto ciò, che è un sogno d&#8217;Impero, serve una coscienza d&#8217;identità e una volontà di potenza; e qui torniamo a Thiriart.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>13. Secondo Lei si vede oggi in Italia o in Francia almeno qualche sviluppo positivo?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">In Francia di positivo c&#8217;è una parte delle azioni compiute dal suo capitalismo che stanno producendo una serie di avvicinamenti alla Russia. Politicamente invece non c&#8217;è nulla di incoraggiante.</p>
<p style="text-align: justify;">In Italia si registra, sul piano del capitalismo e dell&#8217;energia, la stessa tendenza che in Francia, ma in più esistono forti elementi politici positivi. In primo luogo c&#8217;è una forma di gollismo all&#8217;italiana che si aggrega intorno alla figura di Berlusconi, poi ci sono dei ministri craxiani (Sacconi, Brunetta e Tremonti) che compiono delle scelte politiche interessanti. La Lega sta contribuendo non poco a cambiare orientamento sull&#8217;immigrazione. L&#8217;équipe di governo è in conflitto con i sindacati, infeudati alle multinazionali, con le lobbies della magistratura e con i comunisti. L&#8217;antifascismo è agonizzante. I giovani sono sempre di più attratti dalle formazioni fasciste. Mussolini – ed è quello che non ha capito de Benoist &#8211; è un collante certo tra estrema destra, giovani di Alleanza nazionale, Lega e persino Forza Italia.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>14. Lei organizza le università d’estate che consentono la coesistenza di gruppi molto diversi, tipo Forza Nuova e Fiamma Tricolore, Fronte nazionale ed Alleanza nazionale. Quindi &#8211; è possibile cooperare? Che cosa in particolare separa Lei ad esempio da Franco Freda o Pino Rauti?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Ho smesso di organizzare le università d&#8217;estate nel 2006 perché le forze vive avevano preso a dialogare assiduamente tra loro mentre le reroguardie &#8211; che di solito rappresentano le varie segreterie politiche &#8211; non lo avrebbero mai fatto. La cooperazione avviene puntualmente: ad esempio in abruzzo, in aiuto alla popolazione colpita dal terremoto, o per i bambini di Gaza o per quelli di Beslan. Su cose concrete e condivise non sulle pagliacciate elettorali.</p>
<p style="text-align: justify;">Freda è un uomo convinto che non si possa fare molto nel “kali yuga” oltre a trasmettere messaggi ideali e culturali cui si dedica mediante le edizioni di Ar. Lui è politicamente un evoliano di stretta osservanza.</p>
<p style="text-align: justify;">Rauti è un vecchio politico di mestiere che ha avuto il grande torto di coltivare un equivoco e un&#8217;ambiguità nel Msi che ha fatto molti danni perché ha illuso migliaia e miglia di giovani vendendo fumo e, nel frattempo, ha impedito loro di confrontarsi in modo più dinamico con le altre componenti del partito. Non è stato, il suo, un ruolo positivo; senza di lui si sarebbe guadagnato molto tempo e si sarebbero sprecate molte meno energie.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>15. Occupazione delle case [i squat ci sono sinonimo di caos, sporcizia, droghe] tattica di creazione dei “spazi liberi” che sono le intersezioni di attività culturali e sociali. Come funziona? Affronta attacchi dei istituzioni o altri nemici politici la Casa Pound? E per quanto riguarda i conflitti interni?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Funziona così: si getta il cuore oltre l&#8217;ostacolo. Nove volte su dieci ti sgombrano ma ne basta una sola che vada bene per creare una dinamica. Quali conflitti interni?</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>16. Adesso è uscito “Cavalcare la tigre”, il primo libro di Evola pubblicato in ceco. Che parte del suo lavoro è la cosa più vivace politicamente secondo Lei?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Cavalcare la tigre non è un libro politico. Evola spiega che con esso si rivolge a chi non se la sente più di fare politica. E&#8217; un libro esistenziale. Ma Evola non va letto per la politica in cui, francamente, è disastroso. Va letto proprio per l&#8217;esistenziale.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>17. Alla fine avrei una domanda personale. Come un soldato politico, ha avuto qualche tempo per la vita privata?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Sì certo. Ma è politica anch&#8217;essa; come si vive è già politica.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>18. Qual è la Sua opinione in merito alle attività di Massimo Fini e Movimento Zero?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Ottima provocazione intellettuale. Con Massimo Fini poi abbiamo un vero e proprio feeling. Ma non parlerei propriamente di attività: non è esattamente il suo campo.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>19. Come si spiega che Silvio Berlusconi in passato poteva costruire una coalizione con Alleanza Nazionale e Forza Nuova senza essere l&#8217;obiettivo delle forte critiche, che succederebbero a qualunque premier di qualsiasi paese dell’Europa occidentale o centrale?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Perché in Italia si ha di Mussolini quella percezione di cui parlavo prima. In ventuno anni ha fatto per la mia Nazione molto più di tutti gli altri statisti degli ultimi venti secoli messi assieme. E la gente lo sa bene. Il fatto che qualche soviet della comunicazione si ostini da decenni ad affermare il contrario non ha mutato idea e sentimento nel mio popolo.</p>
<p style="text-align: justify;">Per le aperture di Berlusconi al neofascismo non parlerei di passato, ci sono sempre.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>20. Come percepiscono le Sue attività gli italiani fuori politica? Ha qualche commenti (comprese le opinioni sul gruppo Zetazeroalfa)?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Il gruppo nato intorno al complesso musicale Zetazeroalfa ha prodotto molte cose. Innanzitutto Casa Pound, che è la perla delle occupazioni non conformi, quindi una rete di pub, librerie, studi di registrazione musicale, sale di tattoo, agenzie di servizi. Ha proposto una legge per la proprietà della casa per tutte le famiglie italiane, ha prodotto un marchio e una casa editrice ed è oggi strutturata in gran parte della Nazione con migliaia e migliaia di aderenti col nome Casapound Italia. E&#8217; di gran lunga l&#8217;avanguardia di movimento di cui si sentiva la necessità. Esistono poi altre realtà per l&#8217;intervento sociale diretto (Soccorso Sociale) cui partecipano diverse forze politiche e singoli cittadini. Infine abbiamo una serie di centri artistici, come il Circolo Futurista, e culturali. Tra questi ce n&#8217;è uno che guido direttamente io, il Centro Studi Polaris, che opera per divenire un vero Think Tank.</p>
<p style="text-align: justify;">Infine c&#8217;è un quotidiano online, www.noreporter.org</p>
<p style="text-align: justify;">Stiamo sperimentando l&#8217;unione strategica di metodologie diverse, applicate a vari livelli d&#8217;intervento (società, gioventù, élite e politica) per una logica di rivoluzione quotidiana, graduale e progressiva che sia impersonale, non individualistica, e lontana dalle logiche avide e stupide dei politicanti, professionisti e dilettanti, che ancora riempiono il nostro mondo.</p>
<p style="text-align: justify;">Da quando la strada giusta, che ci sono voluti anni a preparare, è stata intrapresa, non si finisce di avere risultati soddisfacenti. Ma bisogna partire dalla considerazione che non siamo  i ragazzi della Via Pal o i Mods, bensì una componente della Nazione che deve agire per costruire un futuro comune, libero e fiero.</p>
<p style="text-align: justify;">Per arrivare a comprendere davvero questo, perché non si tratti di uno slogan, perchè non si ragioni più come una tribu di hooligans, si deve compiere una rivoluzione culturale piena e profonda. E&#8217; lunga e dura ma si parte obbligatoriamente da lì.</p>
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